Da 32 utenti le confessioni shock di chi tradisce (e non se ne pente)
Ci sono storie che si consumano tra un appartamento “di appoggio” a due passi dal Garda, un hotel a metà strada tra Napoli e Roma e un messaggio scritto alle quattro del mattino. Insieme raccontano un’Italia segreta, proibita. A farla emergere un’analisi condotta su 32 testimonianze anonime raccolte tra gli utenti della piattaforma di incontri extraconiugali Gleeden. Un ritratto sorprendente di come mariti, mogli, compagni e compagne vivono oggi l’infedeltà: non più come un tabù vissuto in silenzio, ma come una seconda vita organizzata, rivendicata e raccontata quasi con orgoglio.
“Una boccata di ossigeno”
Il dato più significativo non è statistico, ma culturale. Dalle voci raccolte emerge una narrazione del tradimento completamente ribaltata rispetto al passato:
• Relazioni parallele che durano anni (3, 4, fino a 7), con tanto di routine, telefonate quotidiane e persino dichiarazioni d’amore parallele a quelle coniugali.
• Utenti che si definiscono “fedeli nell’infedeltà”, rivendicando una discrezione quasi cavalleresca verso il proprio matrimonio.
• La motivazione dominante non è la fuga dall’amore, ma quella dalla routine: si cerca “leggerezza”, “ossigeno”, una parte di sé che il matrimonio avrebbe messo a tacere.
Una questione di logistica
Le testimonianze rivelano un vero e proprio manuale non scritto della discrezione: appartamenti affittati apposta “per non lasciare tracce”, incontri fissati in zone neutrali lontane dalla città di residenza, appuntamenti al buio in camere d’hotel, numeri di telefono mai scambiati per settimane. Un livello di organizzazione che testimonia quanto il tradimento sia diventato, per molti, una seconda agenda a tutti gli effetti.
Dal virtuale al reale: i riti di passaggio
Quasi tutte le storie seguono lo stesso copione: settimane di messaggi ossessivi, la prima telefonata come momento di svolta (“la voce ha dato un peso reale a quella connessione”), infine l’incontro dal vivo vissuto come un salto nel vuoto. Un rituale digitale che trasforma lo smartphone nel principale complice del tradimento contemporaneo.
«Questi racconti svelano anche qualcosa di ancora più interessante: quanto sia concretamente difficile tradire – spiega Sybil Shiddell, country manager Gleeden in Italia –. Diverse storie si chiudono con la decisione di interrompere per paura, colpa o insostenibilità emotiva. Ricorrente anche il lamento di trovare persone serie: appuntamenti mancati, persone sposate pedinate dal partner, ghosting e scarsa utenza in piccole città. Felice di riscontrare come, a differenza dei nostri competitor più “generalisti”, soprattutto le donne ci riconoscano una selezione più matura dei potenziali pretendenti».
