I nuovi dati dell’app per incontri discreti Gleeden nel mese del Pride: il 62% ha messo in discussione almeno una volta la propria eterosessualità, mentre il 74% teme di parlarne con il partner.
Secondo un’indagine realizzata da Gleeden, la prima app in Europa dedicata agli incontri discreti e alle relazioni non convenzionali, il 56% degli utenti iscritti alla piattaforma dichiara di avere fantasie sessuali che coinvolgono persone dello stesso sesso. Un dato che, da solo, potrebbe sembrare indicare un cambiamento nelle identità sessuali. Eppure, i risultati raccontano qualcosa di più complesso: per il 75% degli intervistati queste fantasie non modificano il modo in cui percepiscono sé stessi e non rappresentano necessariamente una ridefinizione del proprio orientamento sessuale. Più che di identità, i dati sembrano parlare di desiderio. Un desiderio che molte persone vivono in modo sempre meno rigido rispetto alle categorie tradizionali e che non sempre sentono il bisogno di tradurre in una definizione precisa.
Fantasie, curiosità e desiderio: una realtà più sfumata delle etichette
L’indagine evidenzia come attrazione, immaginazione erotica e identità personale non coincidano necessariamente. Il 62% degli utenti afferma infatti di avere messo in discussione almeno una volta la propria eterosessualità. Tra coloro che dichiarano fantasie verso persone dello stesso sesso, il 39% sostiene che si tratti di un’esperienza occasionale, mentre il 17% afferma che tali fantasie fanno parte in modo ricorrente della propria vita erotica.
Più che raccontare una trasformazione delle identità sessuali, questi numeri suggeriscono una crescente disponibilità a interrogarsi sul proprio desiderio senza sentirsi obbligati a collocarlo all’interno di categorie nette e immutabili.
Le donne sono le protagoniste di questa apertura
Le donne rappresentano il 71% degli utenti che dichiarano fantasie verso persone dello stesso sesso.
Anche tra coloro che affermano di avere messo in discussione almeno una volta la propria eterosessualità, la componente femminile è prevalente e rappresenta il 61% del campione. Un dato che sembra indicare una maggiore libertà nel confrontarsi con aspetti complessi della propria sfera affettiva e sessuale, senza percepire necessariamente il bisogno di ridefinire la propria identità.
Il vero tabù? Parlare apertamente dei propri desideri
Se la riflessione personale appare oggi più libera rispetto al passato, la comunicazione all’interno della coppia continua a rappresentare un terreno delicato.
Il 74% degli intervistati dichiara infatti di temere le conseguenze che potrebbe avere una confessione al partner riguardo fantasie o desideri che coinvolgono persone dello stesso sesso. La paura di essere giudicati, fraintesi o di compromettere l’equilibrio della relazione continua a influenzare profondamente il modo in cui molte persone vivono la propria intimità.
Quando la sessualità evolve più rapidamente dei modelli relazionali
Un ulteriore elemento emerge dal rapporto tra desiderio e modelli di coppia.
Il 43% degli utenti ritiene che il paradigma della monogamia tradizionale abbia limitato, almeno in parte, la possibilità di conoscere pienamente la propria sessualità. Per molti intervistati, il desiderio continua infatti a evolversi nel corso della vita e non sempre trova spazio all’interno delle aspettative sociali o delle definizioni con cui si è cresciuti.
“Le fantasie non definiscono necessariamente chi siamo”
“Per molto tempo abbiamo pensato che il desiderio dovesse coincidere con un’identità precisa e facilmente classificabile. Oggi osserviamo invece persone che vivono la propria sessualità in modo più sfumato e meno rigido”, commenta Sybil Shiddell, la Country Manager di Gleeden Italia. “Le fantasie non sempre definiscono chi siamo e non necessariamente mettono in discussione la nostra identità. I dati mostrano però che esiste ancora una distanza significativa tra ciò che le persone desiderano, ciò che sentono e ciò che ritengono di poter condividere all’interno della coppia. È proprio in questo spazio, tra desiderio e paura del giudizio, che nasce l’idea della trasgressione come mezzo di scoperta del sé. Ecco allora che l’infedeltà diventa il luogo della sperimentazione, libera e priva di connotazioni moralistiche, dove i confini dell’esperienza erotica si fanno meno netti in risposta un maggior grado di accettazione della diversità”.